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Molti
dei locali del "Castello" furono costruiti nell'ottocento,
quando fu ristrutturato ed ing1obato quello che restava dell'antica
abbazia e soprattutto gli ambienti che si dipartivano dalla destra
del portale della chiesa e circondavano il chiostro. Ma per potere
avere il quadro completo e chiaro delle trasformazioni che il monumento
ha subito (dal terremoto del 1693 fino al settembre 1981, quando
Alessandro, ultimo discendente dei Nelson-Bridport, lo ha venduto
al Comune di Bronte) sarebbe necessario uno studio accurato e profondo
delle strutture del 'Castello', anche in vista di un suo probabile
restauro e di una sua utilizzazione come centro culturale. Durante
le agitazioni del 1820, ma soprattutto durante quelle del 1848 e
del 1849, fu naturalmente la Ducea l'obiettivo principale dei rivoluzionari
brontesi e della zona.
Un
gruppo di rivoluzionari riuscì ad occupare nel 1848 alcune
terre della Ducea al 'Boschetto', presso Maniace. Ma l'episodio
fu sporadico e rimase isolato. Anche nell'agosto del 1860 all'epoca
dei famosi 'fatti di Bronte' le cose non cambiarono. Anche se il
popolo brontese si scatenò, sfogando la sua rabbia secolare
con il saccheggio delle case dei maggiorenti del paese e con l'assassinio
di quindici persone, paradossalmente non indirizzò la rivolta
verso il Castello di Nelson, che era il vero centro e simbolo della
feudalità. Ciò nonostante l'avv. Nicolò Lombardo,
già animatore dei moti del '48, avesse in mente di guidare
i rivoluzionari verso la Ducea. Scoppiata la rivolta, gli sfuggì
di mano e non riuscì più a guidare e a convincere.
In ogni caso Nino Bixio, giunto a Bronte il 6 agosto, pose subito
lo stato d'assedio e nel giro di pochissimi giorni domò ogni
focolare di ribellione. Assistito da un'improvvisata ed impaurita
"commissione", condannò alla fucilazione cinque
persone, fra cui l'avv. Nicolò Lombardo, giudicati colpevoli
di quelle sanguinose intricate vicende, sulle quali il giudizio
storico non è ancora concorde.
La
liberazione garibaldina continuava, riprendeva il suo corso, eliminato
anche sommariamente uno dei pochi intralci che si erano creati allo
svolgimento dell'impresa dei 'Mille'. I Duchi erano rimasti nella
Ducea, malgrado la liberazione garibaldina e l'unificazione italiana
del 1861.
Fallita
anche la sanguinosa rivolta brontese del 1860, chi avrebbe più
potuto togliere ai Nelson-Bridport le terre della Ducea per dividerle
fra i contadini di Bronte o di Maniace o di Maletto se non il nuovo
Stato italiano? Ma le speranze di un intervento in questo senso
furono presto deluse. Da quella fallita sollevazione popolare, anzi,
derivò altra repressione. Il regime di feudalità non
fu superato neanche nel periodo fascista, nonostante l'accesa rivalità
con la Gran Bretagna.
CONTINUA
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