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Solo
a seguito della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Inghilterra
del giugno del 1940 qualcosa nella Ducea cominciò a cambiare.
Il Duca Rowland Arthur Herbert Nelson-Bridport dovette abbandonare
il Castello insieme a George Biblett, suo amministratore. Castello
e Ducea, sequestrati il 19 settembre 1941, passarono allora nelle
mani dell'ente di colonizzazione del latifondo siciliano, che, nel
giro di qualche anno, realizzò, fra le altre opere, anche
un borgo contadino nel parco del 'Castello' e quasi prospicientemente
all'ingresso della residenza dei duchi.
Il
villaggio fu polemicamente chiamato 'Borgo Caracciolo' per ricordare
la vittima italiana più illustre dell'ammiraglio Nelson e
dello strapotere inglese nel Mediterraneo. Il 'Borgo Caracciolo',
costruito insieme ad altre case coloniche, dalla ditta Castelli
di Roma, non fu mai portato a termine, perchè la guerra e
l'occupazione degli alleati ne impedirono il completamento. Durante
la seconda guerra mondiale il 'Castello' fu anche sede del comando
di Rodt e residenza del feldmaresciallo Kesselring.
Nel
1956 una speciale commissione di conciliazione italo-britannica,
istituita per occuparsi dei danni di guerra, decise che il duca
Nelson-Bridport era il proprietario legittimo della Ducea e che
lo stesso 'Borgo Caracciolo' gli apparteneva. Ritornati, dunque,
i Duchi a Maniace, le grandi costruzioni del 'Borgo Caracciolo'
vennero in un primo tempo adibite a fienili e a magazzini e, dopo
qualche anno, nella primavera del 1964, abbattuti dalle ruspe. Le
rovine di quei fabbricati, impressionanti, giacciono ancora fra
gli alberi del parco del 'Castello', prive non solo di vita ma ormai
anche di quel monito che i Duchi forse vollero, distruggendole,
cancellare. Il secondo dopoguerra é stato, per i problemi
che hanno riguardato la Ducea e per le agitazioni e le rivendicazioni
ch'essa ha direttamente o indirettamente provocato, un'epoca molto
tormentata. Le riforme agrarie dei primi anni Cinquanta non poterono
non interessare anche gli estesi possedimenti della Ducea di Bronte:
un decreto del gennaio del 1951 della Regione siciliana sottopose
infatti a scorporo la Ducea per 4.207 ettari su una superficie complessiva
di 6.574 ettari. I Duchi e i loro amministratori ricorsero a degli
espedienti. Obbligarono, in qualche modo, i contadini a comperare
quelle terre, che altrimenti sarebbero state espropriate, ad un
prezzo perfino superiore al loro valore reale. Fu facile, infatti,
ventilare ai contadini che da decenni lavoravano le terre della
Ducea il pericolo che quei fondi potessero essere, altrimenti, comprati
da estranei. E quei contadini s'indebitarono fino all'inverosimile
pur di restare sulle loro terre, mentre i Duchi raggiungevano il
loro scopo, mantenendo integra la proprietà e percependone
una rendita che li metteva al sicuro da ogni legge e da ogni riforma.
Carlo Levi, che visitò la zona nel 1950, così descrisse
quello che vide e che seppe: "Si incontravano per le strade
i tortoriciani, alti e grossi, poi, tra lave antiche e recenti si
torna nel deserto cui sovrasta solo e nudo l'Etna incombente e compare
il piano della Ducea, dove nascono i tre affluenti del Simeto, Martello
Cutó e Saraceno e i monti desolati su cui corre l'ombra delle
nuvole. Sulle pendici dei monti si vedono, piccolissimi, i pagliari,
piccole costruzioni di paglia a cono, con una porticina bassa, in
cui vivono, alla rinfusa, i contadini del monte. Scendiamo in fretta
al Castello di Maniace, il castello dell'ammiraglio Nelson e dei
suoi eredi. C'è una chiesa antichissima con una Madonna bizantina,
un cortile tra mura di pietra che sanno di caserma e di prigione
e, in mezzo, una croce di lava con la scritta HEROI IMMORTALI NILI.
Ci sono gli uffici della Ducea, un ufficio postale, i carabinieri.
Lord Rowland Arthur Herbert Nelson Hood Visconte Bridport, Duca
di Bronte, è l'attuale proprietario, ufficiale della marina
inglese".
CONTINUA
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