| ESCURSIONE SUI NEBRODI |
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Riprende dopo una pausa di sette anni la famosa scarpinata sui Nebrodi. |
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Solo chi non ha mai fatto l’esperienza di questa lunga camminata sui vicini monti non sa quanto valore abbiano queste escursioni in montagna. Don Nunzio Galati, parroco in Maniace, amante della montagna ha voluto, con forza, riprendere una tradizione divenuta cittadina che sembrava essere andata perduta. Sarà il fascino dei Nebrodi? O la memoria storica di altri cammini? I percorsi, cioè, dei nostri avi che abitualmente valicavano queste montagne per ritornare a “Casa”, cioè a Tortorici, il paese di origine? Così animati di buona volontà giovedì 18 c.m., circa 50, tra giovani e adulti maniacesi, accompagnati dal parroco e dal viceparroco si incamminano di buonora da “Gurgu Cannella” con meta “Lago Biviere”. Sono le cinque del mattino, il sole non si è ancora levato e c’è un’aria frizzantina, coloro che hanno aderito, zaino alle spalle, sono pronti per la “grande camminata” . Tutto lo stile di camminata in montagna ha una grande forza educativa sui ragazzi, oggi, disabituati ai sacrifici e alle rinunce dalla società dei consumi e del pensiero debole. Per chi va alla conquista delle alte quote, si sa, sono necessari allenamento, disponibilità a camminare e a stare uniti a tutti gli altri per evitare sentieri sbagliati. E per arrivare alla meta è necessario anzitutto camminare dietro la guida, avendo in lui una fiducia incondizionata. Vivere questa esperienza richiede ai ragazzi l’attitudine alla fatica, l’educazione al sacrificio e a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà. Richiede attenzione verso coloro che camminano accanto, rendendosi solidali gli uni con gli altri.. A volte, con le persone con cui si cammina, può capitare qualche screzio, ma presto si rifà pace, perché altrimenti camminare insieme diventerebbe insopportabile. Certo in montagna molte possono essere le difficoltà: sentieri sassosi che si inerpicano tra rocce brulle, percorsi in salita che si inaspriscono sempre più nella loro pendenza tanto che la fatica attanaglia le gambe e spezza il respiro. Eppure si sa che alla fine di certi sentieri così impervi appare un paesaggio che solo le cime inviolate delle montagne ti possono offrire e allora si cerca di tirare fuori tutte le energie che restano per andare avanti, per arrivare alla meta. E poi dalla posizione raggiunta si scoprono orizzonti nuovi, si respira aria pura, si desiderano nuove mete. E quando si è in cima possiamo lasciare spaziare lo sguardo e dilatare il cuore. Catene e catene di monti sotto il nostro sguardo si richiamano, si invitano quasi a una danza come onde in un mare di verde e di azzurro. I Nebrodi si prestano a queste bellezze suggestive e dinanzi a tante meraviglie non si sa più se si è sulla terra o in cielo e veramente si ha l’impressione di toccare l’infinito. Ricolmi di stupore abbiamo ammirato le querce millenarie del bosco di Semantile e dalla vetta la valle del Simeto:, e poi antiche cerrete frammiste ad aceri, frassini, agrifogli, meli selvatici, perastri e la fittissima faggeta, tra sinuosi corsi d’acqua Poi il paesaggio muta: il bosco, ceduto il posto ad ampie radure, apre via via ampie vedute sull’Etna. Ci siamo dissetati alla sorgente del Ramo. Infine, perduto tra i boschi, delimitato a sud-ovest dalle pendici nord-orientali di Monte Soro e ad est da quelle occidentali del Monte Scafi, il Biviere appare all’improvviso. E lo scenario che si presenta è davvero splendido e inusitato per la Sicilia: un grande specchio d’acqua montano circondato da maestosi faggi, da agrifogli, da qualche raro tasso e aperto a nord verso grandiosi paesaggi. Distribuiti intorno e al centro del lago isolotti di giunchi e trifogli, di ranuncoli e cannucce, ravvivati dal canto delle gallinelle d’acqua, rendono l’ambiente pressoché integro e in perfetto equilibrio. Ancora più interessante ed avventuroso è stato il ritorno attraverso un sentiero inerpicato lungo un aspro declivo dove inizia la discesa verso il torrente Barillà e Canalotto L’ escursione è decisamente tra le più entusiasmanti ed indimenticabili. L’itinerario si svolge infatti in un ambiente di straordinaria bellezza e grandissima suggestione . “Puntate alle alte vette” ripeteva spesso Giovanni Paolo II ai giovani del mondo “Voi dovete salire in alto così che nello spazio senza confini possiate abbracciare le opere meravigliose di Dio. Avete bisogno di fare scalate per rispondere ai ripetuti inviti di fare della vostra vita una continua ascesa attraverso le vette delle virtù umane e cristiane”.
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| di
M.L.C. scritto il 7/30/2005 |
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