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Giornalino on-line
ESCURSIONE SUI NEBRODI PDF Stampa E-mail
Sabato 30 Luglio 2005
Riprende dopo una pausa di sette anni la famosa scarpinata sui Nebrodi.

Solo chi non ha mai fatto l’esperienza di questa lunga camminata sui vicini monti non sa quanto valore abbiano queste escursioni in montagna. Don Nunzio Galati, parroco in Maniace, amante della montagna ha voluto, con forza, riprendere una tradizione divenuta cittadina che sembrava essere andata perduta. Sarà il fascino dei Nebrodi? O la memoria storica di altri cammini? I percorsi, cioè, dei nostri avi che abitualmente valicavano queste montagne per ritornare a “Casa”, cioè a Tortorici, il paese di origine? Così animati di buona volontà giovedì 18 c.m., circa 50, tra giovani e adulti maniacesi, accompagnati dal parroco e dal viceparroco si incamminano di buonora da “Gurgu Cannella” con meta “Lago Biviere”. Sono le cinque del mattino, il sole non si è ancora levato e c’è un’aria frizzantina, coloro che hanno aderito, zaino alle spalle, sono pronti per la “grande camminata” . Tutto lo stile di camminata in montagna ha una grande forza educativa sui ragazzi, oggi, disabituati ai sacrifici e alle rinunce dalla società dei consumi e del pensiero debole. Per chi va alla conquista delle alte quote, si sa, sono necessari allenamento, disponibilità a camminare e a stare uniti a tutti gli altri per evitare sentieri sbagliati. E per arrivare alla meta è necessario anzitutto camminare dietro la guida, avendo in lui una fiducia incondizionata. Vivere questa esperienza richiede ai ragazzi l’attitudine alla fatica, l’educazione al sacrificio e a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà. Richiede attenzione verso coloro che camminano accanto, rendendosi solidali gli uni con gli altri.. A volte, con le persone con cui si cammina, può capitare qualche screzio, ma presto si rifà pace, perché altrimenti camminare insieme diventerebbe insopportabile. Certo in montagna molte possono essere le difficoltà: sentieri sassosi che si inerpicano tra rocce brulle, percorsi in salita che si inaspriscono sempre più nella loro pendenza tanto che la fatica attanaglia le gambe e spezza il respiro. Eppure si sa che alla fine di certi sentieri così impervi appare un paesaggio che solo le cime inviolate delle montagne ti possono offrire e allora si cerca di tirare fuori tutte le energie che restano per andare avanti, per arrivare alla meta. E poi dalla posizione raggiunta si scoprono orizzonti nuovi, si respira aria pura, si desiderano nuove mete. E quando si è in cima possiamo lasciare spaziare lo sguardo e dilatare il cuore. Catene e catene di monti sotto il nostro sguardo si richiamano, si invitano quasi a una danza come onde in un mare di verde e di azzurro. I Nebrodi si prestano a queste bellezze suggestive e dinanzi a tante meraviglie non si sa più se si è sulla terra o in cielo e veramente si ha l’impressione di toccare l’infinito. Ricolmi di stupore abbiamo ammirato le querce millenarie del bosco di Semantile e dalla vetta la valle del Simeto:, e poi antiche cerrete frammiste ad aceri, frassini, agrifogli, meli selvatici, perastri e la fittissima faggeta, tra sinuosi corsi d’acqua Poi il paesaggio muta: il bosco, ceduto il posto ad ampie radure, apre via via ampie vedute sull’Etna. Ci siamo dissetati alla sorgente del Ramo. Infine, perduto tra i boschi, delimitato a sud-ovest dalle pendici nord-orientali di Monte Soro e ad est da quelle occidentali del Monte Scafi, il Biviere appare all’improvviso. E lo scenario che si presenta è davvero splendido e inusitato per la Sicilia: un grande specchio d’acqua montano circondato da maestosi faggi, da agrifogli, da qualche raro tasso e aperto a nord verso grandiosi paesaggi. Distribuiti intorno e al centro del lago isolotti di giunchi e trifogli, di ranuncoli e cannucce, ravvivati dal canto delle gallinelle d’acqua, rendono l’ambiente pressoché integro e in perfetto equilibrio. Ancora più interessante ed avventuroso è stato il ritorno attraverso un sentiero inerpicato lungo un aspro declivo dove inizia la discesa verso il torrente Barillà e Canalotto L’ escursione è decisamente tra le più entusiasmanti ed indimenticabili. L’itinerario si svolge infatti in un ambiente di straordinaria bellezza e grandissima suggestione . “Puntate alle alte vette” ripeteva spesso Giovanni Paolo II ai giovani del mondo “Voi dovete salire in alto così che nello spazio senza confini possiate abbracciare le opere meravigliose di Dio. Avete bisogno di fare scalate per rispondere ai ripetuti inviti di fare della vostra vita una continua ascesa attraverso le vette delle virtù umane e cristiane”.
 
I GIOVANI E LA POLITICA PDF Stampa E-mail
Lunedì 18 Luglio 2005

Da parecchio tempo oramai l’immagine dei giovani è quella del disagio: incertezza per il futuro, precarietà psicologica, ricerca di spazi espressivi autonomi, (molte volte fuori dai luoghi di partecipazione), spinta alla trasgressione e all’evasione. Si estende la cultura dell’estranietà, per cui si può stare dentro il sistema ma vivere con la testa altrove, con giganteschi vuoti di memoria, dove ci si sente vivi solo negli spazi e nelle pratiche alternative. Sono venuti meno nel tempo le figure e i luoghi di mediazione tra bisogni individuali e istanze della collettività, c’è grande incertezza nelle famiglie, nelle scuole, nella vita associativa, su quali valori e mete proporre ai giovani, e sovente si interpreta l’azione educativa come semplice accompagnamento , senza far maturare proposte. Nelle istituzioni non si riesce ad affezionare i giovani alla vita sociale e la partecipazione attiva non è più un valore da costruire giorno dopo giorno. Non è facile educare in una società complessa, caratterizzata da modelli culturali contraddittori, dove spesso, lo stesso pluralismo culturale indica la difficoltà di trovare un minimo comune denominatore a livello educativo. Gli stessi giovani, altre volte, tendono a mettere tutte le proposte sullo stesso piano, e vivono le appartenenze in maniera passiva, piuttosto che nella piena identificazione. In passato dalla sfera politica si attendeva la soluzione e la risposta a tutti i problemi sociali, ma la politica, e in particolare i suoi uomini, sono risultati impari alle aspettative, di qui la delusione sopravvenuta per chi nella politica aveva riposto ogni speranza. Si è aggravato il distacco tra lo Stato e i bisogni dei cittadini, determinando soprattutto tra i giovani, la diffusa idea che l’impegno politico sia una cosa sporca, e che sia meglio per le persone oneste non occuparsene, almeno nelle forme di coinvolgimento diretto. Inoltre le degenerazioni partitiche, la caduta delle ideologie e la crisi di progettualità in campo educativo hanno ulteriormente contribuito a tenere lontani i giovani dalla scena dell’impegno socio-politico. La politica giovanile è poi praticamente inesistente, i giovani che hanno degli ideali politici sono pochi al giorno d’oggi e non vengono spronati affatto, la vivono come un qualcosa di lontano, inarrivabile e che non gli appartiene, d’altro canto i politici non fanno nulla per incentivare la loro partecipazione, pochi sono i leader di partito che ascoltano proposte. Una cosa che accomuna tutti i giovani, qualsiasi sia il ceto sociale dal quale provengano, è la sensibilità con la quale avvertono tutti i difetti della nostra società; ad esempio si continua a vivere in famiglia molto più a lungo, perché non si ha la certezza di un lavoro stabile e, di conseguenza, si vede in un futuro sempre più lontano l’inserimento nel vero mondo del lavoro, quello fatto di diritti e doveri. Queste incertezze sul proprio futuro, l’impossibilità di considerarlo davvero come il tempo in cui si realizzerà il loro desiderio di indipendenza, li portano a essere rinunciatari rispetto all’impegno necessario, per realizzare la crescita di una società che sembra non attenderli. Proprio questa è una delle ragioni per la quale i giovani d’oggi non cercano più nei partiti risposte ideologiche e non guardano più come i loro padri ai leader della politica come bandiere dietro la quale militare ma, chiedono una visione nella quale credere, un modello nel quale identificarsi e si aspettano risposte concrete insieme a proposte che parlino di certezze. Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere, queste sono le ragioni per la quale regna lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate il soggetto escluso da una politica e una cultura nate e cresciute in un mondo parallelo all’universo giovanile. “Purtroppo, il dramma dell’assuefazione all’esilio minaccia anche noi cristiani. Ci stiamo adattando alla mediocrità. Accettiamo senza reagire gli orizzonti dei bassi profili. Viviamo in simbiosi con la rassegnazione. Ci vengono meno le grandi passioni. Lo scetticismo prevale sulla speranza, l’apatia sullo stupore, l’immobilismo sull’estasi. La nostra religiosità incolore si stempera in gesti stereotipi, in atteggiamenti etici senza entusiasmo, in pratiche rituali che hanno il sapore delle minestre scaldate nelle pentole d’Egitto.. Più che essere schiavi dell’abitudine, abbiamo contratto l’abitudine della schiavitù” (T. Bello, Il Vangelo del coraggio. Riflessioni sull’impegno cristiano nel servizio sociale e politico) Da ciò dobbiamo capire che bisogna ridare fiducia ad una generazione che fa fatica ad affacciarsi in questa società. Bisogna eliminare questo pessimismo ascoltando le loro ragioni e dare loro il modo di esprimersi e ridandogli quelle certezze che danno la forza di continuare a credere nella politica. C’è bisogno di una svolta, solo così si potrà contare sull’appoggio dei giovani e solo così si potrà dare alle nuove generazioni la speranza di un futuro migliore, perché i giovani hanno bisogno della politica ma anche la politica ha bisogno di tutti i giovani. Per cui si rende necessario trovare delle nuove convergenze tra ideali, esigenze concrete e stili di vita, tra il credere e l’operare; forse non si tratta di fare delle cose, ma di fare delle scelte, che investano campi nuovi e progetti con itinerari educativi, si tratta di “portare la veste battesimale nei cantieri e la tuta da lavoro in chiesa.”

 
RICORRENZE CIVILI: PERCHE' PDF Stampa E-mail
Sabato 05 Febbraio 2005

Ci siamo mai chiesti perchè giorni come il 25 aprile, l'1 maggio, il 2 giugno (e potrebbero venirci in mente altre date) sono delle ricorrenze per cui vale veramente la pena festeggiare e ricordare?O si mangia abbondantemente e ci si diverte solo perchè lo Stato le ha riconosciute come giornaste nazionali? Ciò che intendo dire è che spero che nella coscienza di ognuno di noi ci sia la consapevolezza di ciò che è accaduto il 25 aprile del 1945, data della liberazione dal nazifascismo in Italia; l'1 maggio ricorrenza della festa dei lavoratori, istituita in occasione del congresso di fondazione della Seconda Internazionale(1889) per sostenere la richiesta di una riduzione dell'orario di lavoro e che la data fu scelta per commemorare gli otto "Martiri di Chicago", otto lavoratori che, arrestati l'1 maggio del 1886 e accusati ingiustamente di aver lanciato delle bombe durante uno sciopero, vennero condannati a morte e giustiziati; o ancora il 2 giugno del 1946 quando con il referendum sulla forma istituzionale dello Stato, indetto a suffragio universale (per la prima volta votarono anche le donne) il popolo italiano scelse la repubblica. E' necessario celebrare certi eventi storici ma non per dire io sono antifascista, perchè parlare oggi di antifascismo non ha più senso, solo perchè come disse qualcuno bisogna studiare il passato per capire meglio il presente e progettare il futuro. Fare una ricognizione storica deve essere l'occasione di una lettura critica dell'oggi perchè ciò che è passato non può essere modificato ma il passatp può modificare il presente!

 
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INFO COMUNE

Provincia: Catania (CT)
Regione: Sicilia
Popolazione: 3.682 abitanti
Popolazione Legale : 3.693 abitanti
Superficie: 35,87 km²
Densità: 102,65 ab./km²
Prefisso: 095
CAP: 95030
Santo Patrono:San Sebastiano - 20 Gennaio
Nome abitanti: Maniacesi
Codice ISTAT: 087057
Codice Catastale: M283
Codice Fiscale: 93005530873
Partita Iva : 01781170871

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