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Trascorso il
periodo normanno, Maniace subì le vessazioni del dominio
svevo. Conobbe poi le scorribande dei soldati angioini e, quindi,
la dominazione aragonese. In seguito, di questo fiorente centro
non si ebbero più notizie: della sua popolazione, di tutto
il suo agglomerato urbano nessuna traccia. Sulle cause che determinarono
l'oblio di questo Comune tacquero gli storici.
L'esame
dei documenti genera la certezza - secondo alcuni - che il Casale
poco dopo il 1412 fosse già scomparso. Superstite alla città
fu solo l'Abazia, ben salda su un rilievo roccioso. Man mano, però,
decadde anch'essa dal suo antico splendore, per l'avvento, soprattutto,
di un duro e lungo regime feudale. Il territorio dello scomparso
Maniace, che nel 1492 era stato donato al Papa dal cardinale Borgia,
unitamente ai beni dell'Abazia, passò in beneficio dell'Ospedale
Nuovo e Grande di Palermo. I Rettori del nosocomio palermitano gestirono
il patrimonio con sistemi vessatori, tali da scoraggiare il formarsi
di uno stabile insediamento di popolazione, nonostante che in molti
centri agricoli dell'Isola si fosse determinato, all'epoca, quel
fermento di colonizzazione contadina, grazie alla quale sorsero
nelle campagne siciliane nuovi e fiorenti centri urbani.
Il
suolo di Maniace prese, invece, l'aspetto di una landa deserta e
per secoli fu calpestato prevalentemente da pastori in transumanza,
fino a quando nel 1799 non cambiò nuovamente signore. Da
Ferdinando IV, re delle Due Sicilie, venne regalato, unitamente
alla città di Bronte, all'ammiraglio inglese Orazio Nelson
per aver questi, per conto del regno britannico, aiutato il re borbone
a reprimere a Napoli la "Repubblica partenopea ", nata
con il vento della rivoluzione francese.
Durante
la repressione Nelson fece impiccare all'albero maestro della propria
nave Francesco Caracciolo, l'ex ammiraglio della flotta reale che
aveva deposto la divisa del re per sposare gli ideali repubblicani.
La donazione del Borbone, fatta in quel fine secolo alla vigilia
del risorgimento italiano, rappresentò un anacronistico atto
di investitura feudale, che vincolò, come una sorta di marchio
storico, il territorio di Maniace.
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