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La conquista
della terra segnò indubbiamente per i contadini un notevole
miglioramento economico e sociale. Tuttavia gli ex inquilini, elevati
al rango di proprietari, non vennero messi nelle condizioni di affrontare
i problemi della trasformazione connessi al nuovo assetto fondiario.
Affrancati dal vassallaggio, i contadini di Maniace si videro abbandonati
su quei quattromila ettari di terra, che furono lasciati, per il
mancato intervento del pubblico potere, nello stato in cui permanevano
da secoli. Cosi oltre al ritardo già accumulato nell'attuazione
della riforma si aggiunse una nuova pesante stasi, che impedì
a Maniace, ancora una volta, di mettersi al passo coi tempi. L'intera
classe dirigente, e soprattutto l'Amministrazione comunale di Bronte,
non s'impegnò mai seriamente per il superamento dello stato
di arretratezza, che aveva sempre caratterizzato questo territorio.
I Maniacesi facevano, ancora una volta, la traumatizzante esperienza
di essere lasciati in balia di sè stessi, in uno stato di
degrado sociale e senza avere una sede dove poter fare sentire la
propria voce.
Negli
anni sessanta la popolazione viveva, infatti, su una terra povera
e desolata, in condizioni primitive. Mancando i ponti e le strade,
essa veniva, nel periodo invernale, tagliata fuori dal mondo e costretta
a muoversi nel fango. L'acqua da bere si attingeva a dei fontanazzi
formatisi sulla scarpata di qualche argine di torrente o ad un lontano
bevaio raggiungibile soltanto dopo un defatigante cammino. Mancava
perfino l'illuminazione elettrica. Quando calavano le ombre della
notte e nei Comuni vicini si accendevano le luci, Maniace scompariva
lentamente nel buio, quasi nel nulla, e naturalmente i disagi, già
gravi alla luce del sole, diventavano ancora più neri. Carente
era l'istruzione primaria, inesistenti gli altri servizi sociali
elementari: farmacia, ambulatorio medico, ufficio postale; mancava
anche un ufficio di stato civile per gli oltre duemila abitanti,
costretti a recarsi a Bronte per il disbrigo di ogni documento.
Fu un Comitato cittadino, sorto nel novembre del '67, voluto e animato
dal parroco del luogo, a raccogliere l'ultima speranza di un popolo
abbandonato, ma rivolto al proprio riscatto.
Nato
non solamente come protesta verso l'immobilismo dei partiti, il
Comitato risvegliò soprattutto l'amor proprio e lo spirito
unitario dei cittadini, coinvolgendoli nell'unanime e vigoroso impegno
teso alla rimozione dei tanti guai che affliggevano questa vallata
dei Nebrodi. Superati, poi, gli steccati politici, accantonate le
rivalità tra partiti, vinte le diffidenze personali, la popolazione
pervenne al varo di una Lista civica unitaria. Questa raccolse quasi
tutti i voti dei cittadini appartenenti alle diverse espressioni
politiche e s'insediò nel consesso civico del Comune di Bronte
per elevare forte in quella sede la voce a favore della collettività
maniacese. Oltre a creare intorno a sé il consenso della
popolazione locale, il Comitato suscitò anche l'attenzione
e l'interesse di una vasta fascia dell'opinione pubblica siciliana
e poté, quindi, misurarsi, con successo, coi secolari problemi
della comunità, portandone molti e importanti a soluzione.
I membri del Comitato furono all'inizio una ventina. Aumentarono
man mano fino a circa settanta e tennero i loro assidui incontri
nella sede parrocchiale, costruita in quegli anni. La parrocchia,
dal '67 all'82, oltre a luogo di culto e pastorale, divenne anche
dinamico centro di impegno civico-sociale, di comunione popolare,
di studio e di programmazione per il riscatto della zona.
Vennero
costruiti i ponti, gli acquedotti, le strade, le reti elettrica
e telefonica. Fu istituito l'Ufficio delle PP.TT. e quello dello
Stato civile. Venne aperto il dispensario farmaceutico. Queste le
opere sociali, tra le più importanti, realizzate grazie all'attività
del Comitato. Ma suo merito principale fu quello di avere convogliato
in un movimento popolare e organizzato i fermenti autonomistici
per guidarli, attraverso l'arduo e laborioso iter burocratico e
politico, al loro felice esito. La portata e l'impegno dispiegato
nella lotta per l'autonomia municipale da parte di questa organizzazione
consente di poter attribuire ad essa la esclusiva paternità
storica del nuovo Comune di Maniace.
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